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Intervista sulla Chirurgia guidata al Dott. Tommaso Corona pubblicata su “Implant Journal” a cura di Biomax”


Chi è il Dr. Tommaso H. Corona?
Nato a Montreal (Canada) il 11/07/1960.
Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1985, con pieni voti e lode.
Ha seguito molti corsi super specialistici tenuti da relatori di fama internazionale, come il Prof. Martignoni, Michelle Gail- lard ed altri, inerenti gli approfondimenti in Protesi Fissa e Estetica. Già collaboratore esterno dello staff del Prof. Luigi Venanzi. Dal 2000 si occupa di implantologia.
Ha seguito molti corsi e convegni di implantologia.
Nel 2006 consegue il Master in implantoprotesi di 2° livello presso l’ Università degli Studi di Roma II, Tor Vergata.
Dal 2008 si occupa di Chirurgia Guidata Computer Assistita ed ha seguito molti corsi, perfezionando le proprie cono- scenze con le sistematiche Materialise e 3DiEmme.
Da oltre un anno utilizza in maniera quasi esclusiva la siste- matica Navibox presso lo Studio Associato Angeloni Corona in Collaborazione con i Dottori Stefano e Giuliano Angeloni.


L’intervista:

THC: Circa 10 anni fa, affrontando un caso di una paziente alla quale avevo espresso i miei dubbi sulla fattibilità dell’in- tervento a mano libera in sicurezza, perché un po’ più complesso del solito per via di quote ossee ridotte in termini di spes- sore e altezza, nonché di inclinazione del tessuto osseo residuo, avevamo concordemente rinunciato.
Ma, dopo aver avuto un primo approccio con il software di pianificazione Simplant, ho deciso di affrontare questo intervento affidandomi alla chirurgia computer guidata, ottenendo così i risultati sperati, con semplicità e senza rischi. Successivamente mi sono dedicato alla pianificazione di casi sempre più complessi, innalzando il limite della sicurezza; casi che sicuramente non avrei mai affrontato con la chirurgia tradizionale basata principalmente sulle capacità manuali dell’operatore.
Strada facendo le prospettive si sono ampliate ed abbiamo inserito nella programmazione anche casi complessi come Co- lumbus Bridge, all-on-6 o carichi immediati.
Ho sempre ritenuto conveniente e razionale affrontare anche i casi semplici in computer guidata perché ciò mi consentiva di inserire gli impianti in modo protesicamente guidato, rispettando dimensioni e parallelismo.
In poche parole con la chirurgia guidata ho la certezza di poter inserire per quel tipo di sito il migliore impianto nella migliore posizione; inoltre si riducono in maniera drastica i tempi di esecuzione ed il traumatismo per il paziente. Questo vale anche per i casi semplici, ovviamente.
D: Casi semplici o casi complessi? Ritiene che la chirurgia guidata possa essere utilizzata in modo routinario o debba invece essere riservata ad una selezione ben specifica di casi?
THC: Ritengo sia più conveniente avvicinarsi alla pianificazione per la chirurgia guidata nei casi semplici per via del fatto che così facendo si ha la possibilità di migliorare la tecnica caso dopo caso e quindi poter affrontare situazioni più complesse con maggior consapevolezza e padronanza della metodica.
Utilizzando il Software tutti i giorni, diventa facile, gestibile e fruibile anche per i casi più complessi perché è come svolgere un training continuo.
La valutazione tridimensionale offre molti vantaggi tra cui la scelta ottimale dei diametri e lunghezze implantari nonché la posizione più corretta di quest’ultimi.
Il training quotidiano ci permette successivamente di affrontare casi complessi.
Ritengo che poter inserire 3 impianti con il metodo tradizionale in una emi mandibola edentula in modo corretto, ossia rispet- tando parallelismo, tessuti molli e denti antagonisti, sia estremamente complicato se non impossibile, in relazione sempre alle quote ossee, alla densità ed alla ricerca delle maggiori superfici di contatto impianto-osso.
Nel nostro studio abbiamo deciso sin da subito di affrontare anche casi di mono impianti con la chirurgia guidata. Il nostro flusso di lavoro prevede infatti che ogni qualvolta venga prescritta un’analisi radiologica Cone Beam, essa venga fatta con il dispositivo radiologico naviBITE proprio nell’eventualità di poter successivamente proporre la chirurgia guidata.
Perché infatti non utilizzarla anche sui singoli impianti? Così facendo mi tengo sempre allenato su tutto il flusso in maniera organizzata cosicché anche i casi più complessi possano trasformarsi in più semplici.
Per non parlare di un argomento che oggi sembra stare molto a cuore alle nostre micro-imprese: il marketing. Non c’è stato un paziente, a cui abbiamo mostrato la pianificazione e spiegato le motivazioni delle nostre scelte, che abbia rifiutato un piano cure, se non per meri problemi economici, e che, comunque, non abbia apprezzato il nostro lavoro.
D: Secondo lei cosa ha maggiormente ostacolato la diffusione dei protocolli di chirurgia guidata?
THC: Sicuramente la poca voglia nel dedicarsi alla conoscenza di un software di pianificazione tridimensionale e di fare tutto il percorso della curva di apprendimento.
Probabilmente non si è riuscito a trovare il modo corretto per esaltare gli innumerevoli vantaggi che può portare la chirurgia Computer Guidata, dalla semplificazione alla facilità di utilizzo.
Credo che le case produttrici non siano ancora riuscite a trasmettere questi vantaggi anche perché durante i corsi e i congressi spesso si vedono esclusivamente casi complessi, ma perché non far vedere anche quanto è semplice e veloce inserire un im- pianto singolo senza alcun problema?
Cosi… solamente per gioco abbiamo calcolato quanto tempo occorre per mettere un impianto dal momento in cui si fa l’ane- stesia, abbiamo stabilito un record di 14 minuti.
Nessun’altra tecnica ci consente una tale rapidità.
Un altro motivo è rappresentato dai costi da affrontare perché all’inizio l’investimento potrebbe spaventare un po’.
Ritengo inoltre che sia la curva di apprendimento che i casi clinici debbano essere coadiuvati inizialmente con un tutoraggio presso colleghi preposti a questo tipo di attività o nel proprio studio.
D: Che cosa l’ha più colpita del protocollo naviBox?
THC: Ho trovato Il software di pianificazione naviMAX molto semplice da usare sin da subito, è fantastico come con poche funzioni si possa rendere un prodotto, soprattutto diagnostico, facilmente fruibile grazie alla possibilità di poter orientare i piani di proiezione a piacimento.
Facile e veloce caricare un caso, visionandolo praticamente in pochi minuti.
La possibilità di avere sullo schermo 4 riquadri di cui i primi 3 sono i piani dello spazio e per ultima una visione 3D che ci con- sente di vedere le cerature e i tessuti molli.
Inoltre gli allineamenti dei modelli in gesso o dei file Stl digitali forniti dal nostro studio e delle cerature, anche in presenza di immagini Tac non molto pulite a causa del disturbo generato dai manufatti protesici metallici, sono sempre precisi.
Semplice ed intuitivo nella scelta degli impianti grazie ad una sola libreria.
Possibilità di simulare in tempo reale le componenti protesiche dritte e angolate.
Per quanto riguarda le guide chirurgiche posso dire che sono molto belle, probabilmente attualmente le migliori che il nostro studio abbia mai utilizzato perché sono prodotte con resine di ultima generazione, per l’innovativa irrigazione interna, per adattamento e precisione in tutti i casi.
Metto per ultima, perché non la ritengo di rilevante importanza, la questione dei costi di gestione: rispetto a quando ho iniziato i costi si sono abbassati di circa un terzo quindi direi accessibile per il paziente.

D: Con quali criteri seleziona i casi da trattare con il naviBox?
THC: Nel nostro studio si fa esclusivamente chirurgia guidata, quindi in pratica tutti i casi sono trattati con naviBOX a meno che non si debbano affrontare dei ritrattamenti preceden- temente gestiti con altre metodiche di chirurgia guidata.
D: Cosa ritiene sia più interessante del naviBox per i suoi colleghi e per i pazienti? THC: Per quanto riguarda il Paziente, ritengo che con il flusso Navibox offriamo un servizio di eccellenza che si traduce in mini invasività, rapidità di esecuzione, predicibilità. Con questo non voglio dire che la chirurgia tradizionale non sia efficace, però sono convinto che questa è la strada da intraprendere.
Per i miei colleghi vorrei dire che tutto il flusso naviBOX cosi come è stato protocollato dalla Biomax risulta essere facile e intuitivo così come l’uso del software, soprattutto per i casi sem- plici ma non da meno anche per quelli più complessi.
Per ultimo direi che la codifica delle frese del kit Navigator, già conosciuto, apprezzato ed utilizzato da prima della creazione del protocollo naviBOX, impedisce qualsiasi tipo di errore.
D: Chi non si è mai occupato di chirurgia implantare può iniziare sin da subito con la chirurgia guidata, evitando così di passare prima per la chirurgia implantare tra- dizionale?
THC: Sicuramente si può fare anzi direi sia auspicabile, ma si deve studiare e avere voglia di rimettersi sui libri.
Ho iniziato la mia “carriera” occupandomi esclusivamente di protesi, ma quando ho deciso che gli impianti forse era meglio li inserissi io ai miei pazienti, ho ripreso in mano i libri di biologia, fisiologia, anatomia perché non si può non conoscere il distretto nel quale si andrà ad operare. Solo attraverso la conoscenza si ha la consapevolezza delle scelte per il miglior piano di trat- tamento, quindi come soddisfare le esigenze cliniche e le richieste del paziente.
D: Qual è la percentuale di successo della chirurgia guidata?
THC: La stessa percentuale di successo rispetto alla tecnica a mano libera direi, con il vantaggio però che nel caso ci sia un fallimento implantare si ha la possibilità di riposizionare l’impianto dopo breve tempo nella stessa posizione con la quale era stato pianificato e posso dire che non ho mai perso impianti reinseriti.
Non si sono mai riscontrati fallimenti nei casi complessi, siano essi stati a carico immediato, come a carico differito. Ricordiamoci quanto l’aspetto gnatologico sia importante per un suc- cesso a lungo termine delle nostre riabilitazioni.
Personalmente penso che le responsabilità principali dei nostri insuccessi implantari, fortu- natamente rari, nella chirurgia guidata possano ricercarsi nelle cause di origine batterica o di stabilità implantare primaria scadente.
Per chi invece ha meno esperienza gli insuccessi potrebbero essere causati da una pianifica- zione errata; quindi ribadisco il concetto che sarebbe opportuno affrontare i primi passi con l’affiancamento di un Tutor che possa abbreviare i tempi di apprendimento e mettere a dispo- sizione tutto il bagaglio culturale e di esperienza acquisita sul campo in tanti anni.
Oggi posso dire che, dopo una esperienza ultradecennale, con centinaia di casi affrontati, in cui ci siamo imbattuti nelle problematiche più disparate, dalle dime rotte durante il serraggio degli impianti ai dispositivi di montaggio che si bloccavano, dai manipoli rotti durante l’in- serimento dell’impianto all’impossibilità di inserire gli Implant Mount più impianto per spazi troppo angusti nei settori posteriori, e altre situazioni da gestire, la curva d’apprendimento è veramente lunga.
Ma credo anche che con la chirurgia guidata, oggi, si sia arrivati ad un livello così elevato di predicibilità di successo che si debba considerare un ”must” per lo studio dentistico.

fonte: https://www.biomax.it/wp-content/uploads/2018/04/implant-journal-01-2018.pdf

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